2026. 03. 22.
Dezső Kosztolányi: Omelia funebre
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Dezső Kosztolányi: Omelia funebre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dezső Kosztolányi

 

 

Omelia funebre

 

 

 

Vedete, amici miei, d'un tratto è morto,

e ci ha lasciati soli. Ci ha tradito.

Lo conoscevamo. Non era grande ed eccellente,

soltanto cuore, vicino al nostro cuore.

Adesso non c'è più.

È come la terra.

Oh, è crollata

la tesoreria.

 

Fatene tesoro tutti, del suo esempio.

È così l'uomo. Un esemplare unico.

Di lui non ce n’è mai stato più di uno, e non c’è nemmeno adesso,

così come non crescono due foglie identiche sull'albero,

non ci sarà uno uguale a lui nel tempo immenso.

Guardate questa testa, questi occhi dolci,

fatiscenti. Guardate, ecco, qui questa mano

che sta svanendo nella nebbia indicibile,

rimanendo pietrificata,

come una reliquia

sulla quale è stato inciso in cuneiforme

il segreto ancestrale della sua vita.

 

Chiunque sia stato lui, era luce, era calore.

Tutti sapevano e celebravano la sua esistenza, lui c'era:

quanto gli piaceva questo o quel piatto,

e che le sue labbra pronunciavano parole, ma adesso sono sigillate

dal silenzio, e come suonava la sua voce nelle nostre orecchie,

come campane di chiese sommerse in acqua,

laggiù, nella profondità, e ci diceva ancora, poco tempo fa,

"vorrei ancora un po' di formaggio, mio dolce figliolo",

oppure beveva vino, fissando felicemente il fumo della sigaretta

da quattro soldi che ardeva nella sua mano, e correva, telefonava,

e tesseva i suoi sogni come fili colorati:

e sulla sua fronte sfolgorava il segno

che fra milioni di altri lui fosse il solo e unico.

 

Potresti cercarlo, ma non lo troveresti, sarebbe invano,

né qua, né al Capo di Buona Speranza, né in Asia,

né nel passato o nel ricco futuro,

da adesso può nascere chiunque, eccetto lui.

Mai più

si accenderà il suo pallido sorriso strambo.

È troppo povera, la mutevole fortuna fatata,

perché possa ricreare questo miracolo.

 

Cari amici miei, è proprio così:

come quell’uomo nelle favole.

Ad un certo punto la vita lo ha concepito,

e noi abbiamo cominciato a raccontare di lui: “C’era una volta…”,

e poi il cielo pesante e mostruoso gli è caduto addosso,

e ora raccontiamo piangendo: “Non c’era…”

 

Colui che ha sempre aspirato al meglio, lottando,

sta sdraiato qui, in questo modo, come fosse la statua di sé stessa, muta-irrigidita.

Non lo sveglieranno più né parole, né lacrime, né sostanze chimiche.

C’era, non c’era nel mondo, una volta.

 

 

1933

 

 

Traduzione: Irisz Maar
Comparazione con l'originale, revisione e correzione: Anna Cavallini
Irisz Maar, Anna Cavallini © 18 marzo - 22 marzo 2026

 

 

 

 

Irisz Maar © marzo 2026

Revisione e correzione: Anna Cavallini

 

 

 

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