Questa settimana vi propongo un libro che, per me, rappresenta il silenzio sacro tra due persone: quello che nasce quando una ascolta l’altra finché non ha finito di dire tutto ciò che doveva emergere.
Tratta un argomento che dobbiamo certamente affrontare, ma sulla posizione da prendere nella storia non devono esistere né discussioni né dubbi.
Eppure, uno degli aspetti che ha dato fama al libro è il supposto tentativo di mettersi nei panni dell’aggressore e cercare di comprenderlo. Sarebbe lui la triste tigre che compare nel titolo? Per me non è possibile comprenderlo. O magari l'immagine sulla copertina ci suggerisce qualcos'altro?
Si tratta di Triste tigre - libro vincitore del Premio Strega Europeo 2024 -, ideato dalla penna di Neige Sinno - nella traduzione di Luciana Cisbani - in cui mette a nudo quanto è accaduto a lei durante la sua infanzia. È stata abusata sessualmente dal suo patrigno, da quando aveva sette anni fino a che non se ne è andata via di casa, a diciassette anni.
Questa volta vorrei lasciare spazio alla voce dell’autrice senza perdermi in interpretazioni, anche perché lo troverei irrispettoso. Infatti, lei cita una critica letteraria in merito al libro Tigre, tigre di Margaux Fragoso - che analizza la propria esperienza simile -, a cui veniva contestato il fatto che le scene intime descritte fossero troppo esplicite. Qui, invece, entriamo in un’altra dimensione, che va oltre quella tecnico-letteraria: si tratta di una condivisione intima verso la quale dobbiamo rivolgerci con il massimo rispetto, inchinandoci con umiltà, ascoltando attivamente e, se possibile, impegnandoci a fare in modo che esperienze simili non accadano ad altri, adesso e nel futuro, da ora in poi. Intanto, noi critici abbiamo ancora tanto spazio e tempo per separare la pula dal grano, in altri ambiti.
Leggendo il libro ho scoperto molte cose che ignoravo e mi sono resa conto che questa realtà è molto più diffusa di quanto avessi immaginato. Però dobbiamo guardare in faccia il mostro, per poter provare a combatterlo insieme. L'autrice alla fine del libro scrive: "[...] il male. Che c'è, ovunque, che cambia il colore e il sapore di qualunque cosa. Ignorarlo o dimenticarlo non è un'opzione, perché più lo si sfugge, più velocemente si viene riagguantati." [1]
Cosa dice l'autrice alla propria figlia? Come sta cercando di proteggerla? È possibile?
La vita di questa persona è stata determinata in un modo violento, e per sempre.
Inoltre, sia Margaux Fragoso che Neige Sinno hanno avuto un tumore agli organi genitali interni… Sarebbe successo per caso? E Margaux Fragoso ne è morta.
Alla fine, la scrittrice arriva alla conclusione che un lato oscuro, "il mondo delle tenebre", abita in ciascuno di noi, ognuno con la propria ombra. La differenza, sia per noi sia per gli altri, non riguarda soltanto quanto sia profondo questo lato oscuro, ma anche il modo in cui lo affrontiamo. Ad un certo punto, nel libro ci fa avvicinare anche al suo, che a me ha provocato repulsione.
Ma le ho promesso, fra me e me, di ascoltarla e rimanere in silenzio, come farei con un’amica. E infatti, il libro è un insieme di riflessioni, ricordi, sentimenti, sensazioni, interpretazioni, dubbi. Un tentativo di comprendere e dare un senso all'accaduto, e generalmente al male presente nel mondo, nelle persone. E può essere che abbia dato una risposta alle difficoltà che affronto io in questo periodo della mia vita; con le sue riflessioni ha dato qualcosa anche a me, che fino ad ora non ho dovuto affrontare esperienze così tanto crudeli e spietate.
A volte mi veniva da litigare con lei. Ma non l'ho fatto. Mi sono ricordata della mia promessa.
Per finire vi cito un noto psicologo ungherese, uno dei miei preferiti, Péter Popper:
"Proviamo ad ascoltare il discorso di una persona cercando di sopprimere temporaneamente dentro di noi le nostre riflessioni, approvazioni o obiezioni. Lasciamo che la sua voce, le espressioni del volto e i suoi movimenti ci influenzino. Cerchiamo di riflettere su di lei spiritualmente, senza muoverci interiormente. Sarà sorprendente constatare quante informazioni sottili, fino a quel momento nascoste, riusciremo a cogliere. Uno dei maggiori ostacoli alla conoscenza dell’altro è che la nostra attenzione si divide tra chi ci parla e le nostre reazioni." [2]
Perciò, io ho cercato - come cerco di fare sempre quando ascolto qualcuno che parla di sé e del suo vissuto - di spogliarmi dei miei pregiudizi, delle mie pretese e, per quanto possibile, della mia persona. E suggerisco anche a voi di provare a fare lo stesso, se decidete di leggere questo libro.
Che cosa simboleggia la figura della tigre che compare nel titolo e da dove deriva questa metafora? Ve lo svelo: rimanda a una poesia in cui la tigre viene descritta come una figura ambigua. In che modo esattamente? Nel libro potete scoprire anche questo.
Una cosa è certa: siamo di fronte a un testo scritto da una persona molto intelligente e profonda.
Neige Sinno in un certo senso si rivolge a noi: rispettiamola e ascoltiamola, perché ha da dire qualcosa che riguarda tutti noi.
Per la delicatezza dei temi e alcune scene descritte, vi avverto che il libro non è adatto ai minorenni.
La prima pagina è di forte impatto, ma non vi scoraggiate: non sarà sempre così difficile come questa.
Irisz Maar © febbraio 2026
Revisione e correzione: Anna Cavallini