Come un bambino che ormai brama riposare,
ed è anche giunto alla quiete del suo letto,
e ti prega ancora: "Non andare via, racconta" -
(così la notte non lo sopraggiunge furtiva)
e mentre il suo cuoricino sobbalza con grande apprensione,
magari non sa neanche lui cosa desideri di più,
la favola o che tu sia presente:
ti chiediamo così: Siediti fra di noi e racconta.
Di’ ciò che sei solito dire, sebbene noi non lo dimentichiamo,
raccontaci che sei qui con noi,
e tutti noi siamo qui insieme a te,
noi, che abbiamo delle fatiche degne d'un essere umano.
Tu sai bene che un poeta non racconta mai bugie:
raccontaci quel che è vero, non soltanto il reale,
la luce che fa risplendere la nostra mente,
dopotutto, senza gli altri siamo al buio.
Fa’ che questa sera possiamo vedere attraverso noi stessi,
come Hans Castorp vede attraverso il corpo di Madame Chauchat!
Il rumore non penetra le tue parole ovattate -
raccontaci di ciò che è bello, di ciò che è sventura,
sollevando il nostro cuore dal lutto al desiderio.
Abbiamo appena seppellito il povero Kosztolányi,
e come il cancro rodeva lui, l'umanità la rode
il terrore truce di stati mostruosi,
e noi chiediamo inorriditi: cos'altro ci aspetta ancora,
da dove si scaglieranno su di noi nuovi ideali sanguinari,
se sta cuocendo da qualche parte un nuovo veleno che si insinuerà fra di noi -
fino a quando ci sarà un posto dove puoi leggere a noi?
È importante che quando parli tu noi non ci spegniamo,
e noi uomini rimaniamo uomini,
e le donne rimangano donne - libere e affabili
- e tutti quanti umani, poiché ce ne sono sempre di meno...
Siediti. Inizia la favola, ti prego.
Noi ti ascoltiamo in silenzio, e ci sarà chi ti guarderà appena,
perché gioisce nel vedere qui, oggi,
un europeo fra i bianchi.
inizio gennaio 1937
Irisz Maar © gennaio 2026
Revisione e correzione: Anna Cavallini