Dezső Kosztolányi
Madre
Mi hai incatenato di nuovo con le tue braccia,
madre mia, madre mia.
Hai posato sui miei polsi i ferri da un quintale
della tua debolezza.
Adesso ti porto nella mia anima dolente,
come tu mi hai portato in grembo.
Penso a te, al tuo caffè, alle tue lacrime,
al tuo volto vedovile.
Sto litigando con te e con i tuoi pesi,
con le mie unghie e i miei denti.
Se camminassi serenamente da solo,
tu passeggeresti al mio fianco.
Prima donna del mio paradiso perduto da tanto tempo,
figlia di Eva.
Anche tu mi tormenti, benedetta, e io, da galantuomo,
ti amo piangendo.
1928
Irisz Maar © giugno 2026
Revisione e correzione: Anna Cavallini