Brucio sempre con la febbre a trentasei gradi,
e tu non ti prendi cura di me, madre.
Come una ragazza soave, libertina, se le fanno un cenno,
ti sei distesa al fianco della morte.
Provo a comporti da un mite paesaggio autunnale
e da tante donne dolci;
ma adesso vedo che il tempo mi è sfuggito,
il fuoco denso mi sta consumando.
L'ultima volta sono andato a Szabadszállás,
era la fine delle truppe
e in questa Budapest ingarbugliata
il negozio era rimasto vuoto, senza pane.
Mi sono disteso sul tetto del treno, di traverso, sulla pancia,
ho portato delle patate; nel sacco ormai c'era miglio;
e per te, io caparbio, ho trovato perfino il pollo,
ma tu non eri più da nessuna parte.
Hai tolto a me, e dato ai vermi,
il tuo seno e te stessa.
Hai consolato tuo figlio e l'hai fatto arrossire,
ed ecco, ogni tua parola dolce era perfidia, bugia.
Hai raffreddato, soffiato, mescolato il mio brodo
dicendo: Mangia, cresci per me, gioia mia!
Adesso il tuo labbro vuoto assaggia linfe untose -
mi hai raggirato.
Ti avessi ingoiato!... Tu la tua cena
l'hai portata a me - te l'ho chiesto io?
Perché hai incurvato la tua schiena in lavanderia?
Per poi raddrizzarla sul fondo di un cofano?
Vedi, sarei felice se tu mi picchiassi un'altra volta!
Sarei soddisfatto, perché ribatterei:
sei inutile! cerchi di non essere e
rovini tutto, tu, ombra!
Sei una truffatrice più grande di qualsiasi donna
che tradisce e illude!
Di soppiatto hai abbandonato la tua fede viva,
partorita gemendo, dai tuoi amori.
Sei una zingara! Quel che mi hai dato lusingandomi,
lo hai ripreso nell'ultima ora!
Al bambino s'alza la voglia di bestemmiare -
non lo senti? - Sgridami, mamma!
La mia mente pian piano si sta schiarendo,
la leggenda si è dispersa.
Il bambino che pende dall'amore della madre
se ne accorge di quanto è stupido.
Chiunque sia stato partorito da una madre, infine sarà tradito,
o così, o cercando di tradire.
Se combatte, per quello, se fa pace,
di questo muore.
1935 / dicembre 1936
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Irisz Maar © aprile 2025
Revisione e correzione: Anna Cavallini