Ho visto colei che vede tutto:
ho visto la Sfinge. Il suo sorriso
era vuoto e il Sahara era diventato
ancora più vuoto per via di esso.
L'ho vista e mi sono rivolto a lei,
come un granello di sabbia si rivolge al deserto:
Tu, gigante, dimmi, cosa valgo
io che sono solo un umano?
E con lo sguardo ha percorso i tempi,
poi mi ha fissato, e dopo il mostro ha esclamato:
"Un minuto della tua vita vale più
del mondo eterno."
Ha percorso con lo sguardo lo sfacelo,
e sta dichiarando da cinquemila anni:
"Un tuo minuto felice vale più
di tutte le sofferenze sulla Terra."
Di colpo si era fatto silenzio. E io sono tornato a casa,
ed è venuto con me il sorriso della Sfinge,
e sono spaventato, perché vedo dappertutto
che aveva ragione lei.
Sono tornato, sono invecchiato,
sono vecchio come lei, mostruosamente vecchio,
e sto seduto nel deserto sempre più vasto,
che il tempo sta soffiando intorno a me.
E se me lo chiedono, rispondo
disegnando segni nella polvere:
"Un minuto della tua vita vale più
del mondo eterno.
Ogni tuo minuto felice vale più
di ogni sofferenza sulla Terra!"
E le mie scritte si perdono
nel vento folle e sfrenato del tempo.
1933
Il poeta spiega la fonte della sua ispirazione nelle sue memorie intitolate Un pugno di Libia, di cui vi riporto una parte.
«Era doveroso chiedere alla più vecchia saggia, abitante e simbolo dell'impero del deserto antico, cosa lei possa darmi, cosa mi sussurri, cosa mi suggerisca come insegnamento e consiglio: come dovrei vivere? La vecchia saggia bizzarra era la Sfinge [...] le cui zampe gigantesche sono state dissotterrate dieci anni fa, dalla sabbia del Tempo di Simùn. Ha visto più di ogni altra opera dell'uomo [...] egoismo e altruismo, sforzo e rinuncia: lei saprà sicuramente cos'è importante nella vita, e quindi come debba vivere io, che sono solo un uomo. [...] La Sfinge, come da vecchia abitudine delle statue, non mi ha risposto. E a me, come da vecchia abitudine dei poeti, è parso di sentire la sua risposta, in quella notte a Giza [...] quando ho vagato per ore intorno al suo abisso, e alla fine mi sono steso per riposarmi sulla sabbia che sprofondava ed era soffice come la seta. A un paio di chilometri dietro di me, le luci tenui e fugaci del Cairo si stagliavano sull'orizzonte, brillando debolmente. In quel momento si è udita una musica, e una giovane coppia di viaggiatori si è rialzata dalla sabbia, su cui fino ad allora stava sdraiata, e ha cominciato a ballare un tango con calma, in silenzio, seguendo la melodia del grammofono. In quell'istante mi è parso di sentire dentro di me, come l'eco dei miei pensieri, la risposta della Sfinge. Due versi che sussurrava verso di me, lentamente e in modo inquietante:
"Un tuo minuto felice vale più
di tutte le sofferenze sulla Terra."»
Irisz Maar © marzo 2025
Revisione e correzione: Anna Cavallini