In India, dove nella notte gli occhi verdi
delle belve guizzano per la giungla, -
quando il bisnonno era ancora piccolo,
visse un grande sovrano.
Impose un ordine fiero, severo:
"Tutti prendano un arnese! Lì,
dove la luna danza alla musica delle chiome,
siano costruiti settecento palazzi fastosi!"
Fra i settecento palazzi fastosi
fece innalzare una sala del tesoro tutta di ferro,
e come lucchetto, immenso e rovente,
comandò di scolpire il sole.
Il popolo inorridì,
gli anziani e i sacerdoti lo supplicarono invano:
"Non portare sulla terra quel che è celeste!"
Ma la spranga del portone chiedeva il sole.
La scala si agganciò al bordo delle nuvole.
Le nuvole traballarono; la scala crollò.
Catturarono aquile per trainare carri leggeri.
Uccelli melodiosi sciolsero il capestro.
Mentre gran parte del popolo sbalordito
si affaccendava sdegnato,
il terreno seminato bruciò, la città si incendiò;
il diluvio fiammeggiante del sole straripò.
Come una cascata, il fuoco precipitò giù.
Il sovrano si inaridì all'istante.
E del posto dei settecento palazzi,
in una notte fredda, si impadronì la giungla.
1934-35 (?)
Esiste una trasposizione musicale - del gruppo ungherese Kaláka e nell'interpretazione di Bea Palya - che evoca con maestria l'atmosfera dell'India e della giungla. La potete ascoltare qui.
Irisz Maar © febbraio 2025
Revisione e correzione: Anna Cavallini