József Attila, credimi, ti amo davvero, questo l’ho preso da mia madre,
donna benedetta, vedi, ci ha dato alla luce
Invano paragoniamo la vita alle scarpe o a un'industria di lavanderia chimica,
ci rende felici per altro
Salvano il mondo tre volte al giorno, ma non sanno accendere neanche un fiammifero;
se va avanti così, li lascio perdere
Sarebbe bello prendere un biglietto e viaggiare verso Noi Stessi, che vive in voi,
questo è sicuro
Ogni mattina lavo i miei pensieri in acqua fredda, così saranno freschi e
intatti
Dal diamante crescono canzoni buone, calde, se lo piantiamo sotto il nostro cuore
Si inceppano le persone che sono a piedi anche quando sono a cavallo, in macchina o in aereo, io
mi crogiolo sdraiato nel canto delle lodole all'alba, eppure ho scavalcato il baratro
La nostra vera anima custodiamola con cura, come un abito da cerimonia,
perché sia pulita per le feste.
1924
Attila József questa poesia l’ha scritta nel 1924, infatti nei suoi versi si percepisce proprio l'Avanguardia - anche nell'utilizzo particolare della punteggiatura -, uno dei movimenti e delle scuole che hanno avuto il più grande effetto sul poeta, che poi si sono incorporati nella voce delle sue poesie mature.
In ungherese l’ordine del nome e cognome è proprio il contrario di quello italiano. Ho lasciato nella traduzione l’ordine ungherese del nome e cognome, perché il nome del poeta ha una funzione centrale nella poesia.
Per questo stesso motivo ho indicato anche l’autore con l’ordine ungherese del nome e cognome, per non interrompere la continuità dell'interpretazione.
Come vedete, dopo tutto ciò le prime due parole della poesia sono di nuovo il nome completo del poeta.
Perché è importante e interessante questo fatto?
Perché nella poesia Attila József si manifesta con tre diversi pronomi. Il titolo lo indica come l’oggetto della poesia, perciò è riferito in terza persona singolare, poi nel primo verso invoca se stesso e quindi si riferisce a se stesso, rivolgendo la parola a se stesso, in seconda persona singolare, ma poi subito dopo usa la prima persona singolare. E tutto ciò diventa un “noi” in certi tratti.
Il poeta appare quindi in tre posizioni pronominali al singolare, eppure afferma poi nella poesia che arrivare a loro, cioè a "noi", sarebbe possibile attraverso "voi", quindi siamo di fronte a un gioco fra le posizioni pronominali, nel tentativo di parlare del Sé.
Oltre a questa particolarità i concetti della poesia ci fanno riflettere, attraverso delle immagini bellissime che colgono nel segno, come sempre nel caso di Attila József.
Irisz Maar © gennaio 2025
Revisione e correzione: Anna Cavallini