2024. 12. 19.
Attila József: Coscienza
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Attila József: Coscienza

 

 

 

 

 

 

Attila József: Coscienza

 

 

 

                   1

 

Dalla terra il cielo scioglie l'alba,

e alla sua parola mite e pura

gli insetti e i bambini

si precipitano alla luce del sole;

nell'aria nessun vapore,

si libra una leggerezza lucente!

Stanotte sono volate sugli alberi,

come piccole farfalle, le foglie.


 

 

                   2
 

Blu, rosso, giallo - immagini

screziate ho visto nei miei sogni

e dentro di me sentivo: questo è l'ordine -

non si è spostato neanche un granello di pulviscolo.

Adesso i miei sogni volano come ombre

nei miei arti, e il mondo di ferro è l'ordine.

Di giorno in me sorge la luna, e se fuori

è notte, dentro di me splende un sole.

 

 

                    3

 

Sono magro, solo pane

mangio a volte, e fra queste anime lascive,

ciarliere, cerco gratuitamente qualcosa

di più certo del dado.

Non si struscia un arrosto di spalla alla

mia bocca e un bambino al mio cuore,

il gatto può ingegnarsi, ma non potrà - 

allo stesso tempo - prendere un topo fuori e dentro. 

 

 

                    4

 

Come una catasta di legna,

il mondo giace in un cumulo;

stringe, spinge, accerchia

una cosa l'altra,

in questo modo tutto è determinato.

Solo quel che non c'è, ha una chioma,

solo quel che sarà, è fiore,

quel che c'è, si frantuma.

 

 

 

                     5

 

Lungo lo scalo merci

mi ero rannicchiato ai piedi dell'albero come

un pezzo di silenzio. Una gramigna grigia

aveva toccato le mie labbra, cruda, insolita-dolce.

Osservavo, in agguato, esanime, la guardia,

quel che provava, e la sua ombra sui vagoni

taciturni, che saltava ostinata sul carbone

lucido e coperto di rugiada.

 

 

 

                    6

 

Ecco la sofferenza, qui dentro,

ma la spiegazione è là fuori.

Il mondo è la tua ferita; brucia, arde,

e tu senti la tua anima, la febbre.

Sei prigioniero finché il tuo cuore si rivolta -

ti liberi soltanto se non metti su

una casa a tuo piacimento, lasciando

che qualcuno se ne impadronisca. 

 

 

 

                     7

 

Da sotto la sera, ho guardato in alto

verso l'ingranaggio dei cieli -

dai fili lucenti del caso

il telaio del passato ha tessuto legge.

Ho guardato in alto di nuovo, verso il cielo,

da sotto i vapori dei miei sogni,

e ho visto che la trama della vita

da qualche parte si sdruciva sempre.

 

 

 

                     8

 

Il silenzio tendeva l'orecchio - suonò l'una.

Potresti andare a trovare la tua gioventù;

fra le mura di cemento umide

puoi immaginarti un po' di libertà -

pensavo. E così mi alzai,

e le stelle, i Carri,

rifulgevano là su, come sbarre

sopra una cella taciturna.

 

 

 

                     9

 

Ho sentito il ferro piangere,

ho sentito la pioggia ridere.

Ho visto il passato squarciarsi,

e che solo l'immaginazione si può dimenticare;

e non so altro che amare,

curvo sotto i miei pesi...

Perché si deve fare di te

un'arma, coscienza d'oro!

 

 

 

                     10

 

Un uomo fatto è chi non ha

nel cuore né padre né madre,

e sa che ha ricevuto la vita

in aggiunta alla morte,

ed è pronto a restituirla in qualunque momento

come oggetto trovato; per questo la tiene,

chi non è né prete né dio,

né di se stesso né di nessuno.

 

 

 

                      11

 

Io la felicità l'ho vista,

era soffice, bionda, pesava un quintale e mezzo.

Il suo sorriso riccioluto barcollava

sull'erba austera del cortile.

Si era sdraiata nella melma morbida e tiepida,

aveva strizzato gli occhi e grugnito verso di me -

vedo ancora oggi come la luce

si dilettava, esitando fra la sua lanugine.

 

 

 

                      12

 

Abito lungo la ferrovia. Qui

i treni vanno e vengono, e io contemplo

come volano le finestre lucide

nel buio-bioccolo ondeggiante.

Così filano nella notte eterna

le giornate illuminate,

e sto io, in piedi, nella luce di ogni scomparto,

mi appoggio sul gomito e taccio.

 

 

 

inverno 1933-34

 

 

Traduzione: Irisz Maar
Comparazione con l'originale, revisione e correzione: Anna Cavallini
Irisz Maar, Anna Cavallini © 22 novembre - 19 dicembre 2024

 

 

 

Irisz Maar © dicembre 2024

Revisione e correzione: Anna Cavallini

 

 

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Design del logo © Orsolya Bagi in collaborazione con Irisz Maar, 2024


 


 


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