2
Blu, rosso, giallo - immagini
screziate ho visto nei miei sogni
e dentro di me sentivo: questo è l'ordine -
non si è spostato neanche un granello di pulviscolo.
Adesso i miei sogni volano come ombre
nei miei arti, e il mondo di ferro è l'ordine.
Di giorno in me sorge la luna, e se fuori
è notte, dentro di me splende un sole.
3
Sono magro, solo pane
mangio a volte, e fra queste anime lascive,
ciarliere, cerco gratuitamente qualcosa
di più certo del dado.
Non si struscia un arrosto di spalla alla
mia bocca e un bambino al mio cuore,
il gatto può ingegnarsi, ma non potrà -
allo stesso tempo - prendere un topo fuori e dentro.
4
Come una catasta di legna,
giace il mondo in un cumulo;
stringe, spinge, accerchia
una cosa l'altra,
in questo modo tutto è determinato.
Solo quel che non c'è, ha una chioma,
solo quel che sarà, è fiore,
quel che c'è, si frantuma.
9
Ho sentito il ferro piangere,
ho sentito la pioggia ridere.
Ho visto il passato squarciarsi,
e che solo l'immaginazione si può dimenticare;
e non so altro che amare,
curvo sotto i miei pesi...
Perché si deve fare di te
un'arma, coscienza d'oro!
10
Un uomo fatto è chi non ha
nel cuore né padre né madre,
e sa che ha ricevuto la vita
in aggiunta alla morte,
ed è pronto a restituirla in qualunque momento
come oggetto trovato; per questo la tiene,
chi non è né prete né dio,
né di se stesso né di nessuno.
11
Io la felicità l'ho vista,
era soffice, bionda, pesava un quintale e mezzo.
Il suo sorriso riccioluto barcollava
sull'erba austera del cortile.
Si era sdraiata nella melma morbida e tiepida,
aveva strizzato gli occhi e grugnito verso di me -
vedo ancora oggi come la luce
si dilettava, esitando fra la sua lanugine.
inverno 1933-34
Irisz Maar © dicembre 2024
Revisione e correzione: Anna Cavallini