Fra i reticoli della ramaglia spoglia degli alberi,
le nebbie autunnali razzolano,
la brina sulla ringhiera di ferro strizza gli occhi.
Sul vagone merci si siede la stanchezza,
sogna della locomotiva che sbuffa
mentre torna a casa sul binario morto.
Qua e là, un fogliame svogliato, sciatto e giallo
si sta imbellettando, poi si incupisce a lungo.
Sulle mattonelle schiumeggia un'aderenza umida.
L'estate ha messo i suoi stracci nella sacca
e se n'è già andata, d'un tratto, com'era arrivata,
insieme alla sua voglia di colorare tutto di rosso.
Chi ha notato, mentre lavorava,
che intorno alla fabbrica si aggira l'autunno
e la sua saliva gocciola sui mattoni?
Sapevo che sarebbe arrivato l'autunno e si dovrà accendere il fuoco,
ma non credevo che fosse qui, così vicino
che mi guarda negli occhi e mi ringhia nell'orecchio.
ottobre 1935
Questa settimana ho scelto una poesia che parla dell'autunno, e tramite l'autunno parla di come tutti noi dobbiamo affrontare il cambiamento, l'invecchiamento, il declino del nostro corpo che porta con sé i cambiamenti nell'anima e della natura delle nostre relazioni, e il nostro rapporto con tutto ciò che ci circonda. Questo fa paura, sembra una minaccia, e infatti nella poesia l'immagine dell'autunno si mischia con l'immagine di una specie di bestia, misteriosa e indefinita. E tutto sembra succedere inaspettatamente, d'un tratto, nonostante sapessimo che sarebbe accaduto. Una poesia molto densa a livello di immagini e metafore, caratteristica delle opere di Attila József. Questa è una delle mie poesie preferite del poeta e l'ho tradotta, perché volevo tanto condividerla con voi.
Il suo adattamento musicale riesce a rispecchiare l'atmosfera della poesia, ma è vero che aggiunge anche ulteriori significati. Lo trovate qui.
Irisz Maar © novembre 2024
Revisione e correzione: Anna Cavallini