Questa settimana ho scelto una raccolta di poesie d'amore.
Ultimamente ne leggo tantissime, e mi sconvolgono, come una scossa dalla testa ai piedi, come non mi era mai capitato prima. Perciò credo che sia chiamata a fare un'indagine molto profonda dentro di me e in un certo senso a fare i conti con me stessa. Ma ogni cosa ha il suo corso nel tempo e non può essere forzata. Non solo l'amore, la sensualità e la fiducia mistica e primordiale che si potrebbe creare fra due persone, ma anche i cambiamenti in noi, in specie quelli più significativi.
Quindi per questa settimana ho scelto Tu, piccolo infinito di Pablo Neruda, nella traduzione di Giuseppe Bellini. È un'edizione bellissima, perché accanto alla traduzione italiana troviamo le poesie nella lingua originale, e quindi in spagnolo, e possiamo anche paragonarle.
Come anteprima della raccolta, condivido con voi due poesie.
Una di loro parla dell'effetto misteriosamente positivo di un silenzio che potrebbe essere, se non lo è in realtà, doloroso.
Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.
Sembra che gli occhi ti sian volati via
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.
Poiché tutte le cose son piene della mia anima
emergi dalle cose, piena dell'anima mia.
Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima,
e rassomigli alla parola malinconia.
Mi piaci quando taci e sei come distante.
E stai come lamentandoti, farfalla tubante.
E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge:
lascia che io taccia col tuo silenzio.
Lascia che ti parli pure col tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.
Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Allora una parola, un sorriso bastano.
E son felice, felice che non sia così.
La seconda parla, fra l'altro, dell'attesa di cui ho parlato prima.
Amore, quante strade per giungere a un bacio,
che solitudine errante fino alla tua compagnia.
I treni continuano a rotolare soli con la pioggia.
A Taltal ancora non albeggia la primavera.
Ma tu ed io, amor mio, siamo uniti,
uniti dai vestiti alle radici,
uniti d'autunno, d'acqua, di fianchi,
fino a essere solo tu, sol io uniti.
Pensare che costò tante pietre che trascina il fiume,
la foce dell'acqua del Boroa,
pensare che separati da treni e da nazioni
tu e io dovevamo semplicemente amarci,
confusi con tutti, con uomini e con donne,
con la terra che pianta ed educa i garofani.
La voce del cambiamento può essere, certo, turbante, come la farfalla sconvolgente della poesia, ma proprio per questo ci sta dicendo qualcosa di fondamentale. Io cercherò di non porre resistenza, e continuerò a leggere poesie d'amore, lasciandomi essere scossa fino al midollo - anche se fa paura -, per ascoltare e scoprire il cambiamento interiore che mi sta aspettando da tanto tempo, ed esplorare, in questo modo, in realtà me stessa.
Spero che vi siano piaciute le poesie. Ogni poesia della raccolta è un nuovo mondo da scoprire.
Irisz Maar © novembre 2024
Revisione e correzione: Anna Cavallini