Mi sto avvicinando a te, come il riccio
prudente alla vipera in letargo:
di soppiatto, in allarme, con
terrore magnetico che colpisce al cuore
– No, no, perdonami, cara! Non so
perché mi tormenta oggi questo desiderio
isterico e vile. Tanto tu dormi con mitezza
come un fiore innocuo sul prato notturno,
e anche nei tuoi sogni giochi con me,
come se giocassi con nostro figlio.
Non ti tocco, ti guardo mentre dormi,
scoperta, in dolce abbandono... Oh,
lasciami respirare da lontano l’odore dei tuoi capelli,
lasciami guardare la quiete profonda-divina delle tue
ossa e carne viventi - : chissà, forse
si attenuerà in me questo triste
e circospetto distacco perenne,
che pure te osa volere soltanto con brividi,
di cui genitrice e balia sono
l’anima cattiva e la coscienza sporca.
Ho paura di te e ti bramo delirando,
ti amo, ma lo nascondo sempre;
ti desidero, ma vado
da te come dal nemico... Rivolgo verso di te
le spine della mia anima prudente, perché
credo: il tuo volto sia simile al mio
e mi uccidi, mi corrompi nell’amore.
Non ti tocco, ti guardo mentre dormi.
Non ti tocco: il mio amore
rimuginato, perduto e animalesco
per te è equivoco, stramberia.
Hai ragione... l’amore non è grande
nel terrore intrigante, nella febbre nervosa,
ma quando ci stringiamo
nella quiete ancestrale,
non facendo caso di dormire infine
uniti, come un corpo e un’anima -: Sì, in questo modo
riaffondiamo in Dio, solo in questo modo
è profondo il nostro amore, come la terra,
e semplice, come la morte e la vita,
le cui mani inconsce
hanno legato e scioglieranno il nostro ombelico.
Non ti tocco, ti guardo mentre dormi.
1922
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Revisione e correzione: Anna Cavallini