Questa settimana - anche perché io e Anna abbiamo un debole per i libri per l'infanzia - ho scelto un libro per bambini, ma un libro molto sorprendente e speciale per vari motivi.
Non si tratta di altro che A letto, bambini! e altre storie di Sylvia Plath - scrittrice e poetessa ben nota per il suo romanzo La campana di vetro e le sue poesie che hanno segnato la poesia moderna -, nella traduzione di Bianca Pitzorno e con le illustrazioni magnifiche di Claudio Muňoz, Rotraut Susanne Berner e Quentin Blake.
Il volume è composto da tre parti: due storie - Folletti in cucina e Max e il vestito color zafferano - e una filastrocca che si intitola A letto bambini!. Di quest'ultima troviamo anche la versione originale nel libro, in lingua inglese, in cui, come accenna la traduttrice, possiamo osservare quanto lo stile e la bravura della scrittrice traspaiono fra le righe, come "l'impianto narrativo", la ricchezza, la complessità e la raffinatezza del suo linguaggio, le allitterazioni e le assonanze e iterazioni ritmiche, le "rime interne ai versi" e i "richiami al racconto orale tradizionale", che, come accenna la traduttrice, le risultavano difficili da trasmettere in italiano. [1]
In Folletti in cucina, i due folletti della cucina della signora Mirtilla Maggiolina De' Ciliegis, Sale e Pepe, si trovano in difficoltà, perché gli elettrodomestici si mettono in testa di voler svolgere il compito di qualcun altro di loro, per esempio la caffettiera vuole conservare il gelato, il ferro da stiro vuole preparare i wafer, il forno vuole lavare le camicie, e così via. Sono convinti di riuscire a svolgere il nuovo compito alla perfezione, e così la Signora Mirtilla Maggiolina potrebbe vedere quanto sono bravi anche in altre mansioni, oltre a quelle originali. I due folletti prevedono già guai. Come si risolverà questa situazione?
In Max e il vestito color zafferano, invece, leggiamo la storia del piccolo Max Nulli che vive a Sgranalocchi. Tutti gli abitanti di Sgranalocchi hanno vestiti da adulti, per varie occasioni, "con giacca e pantaloni assortiti". Per andare a sciare, per andare a lavorare, per un matrimonio, e così via. Però Max ancora non ce l'ha. Comincia a sognare un vestito come quello dei grandi. Solo che lui non vuole un vestito qualsiasi.
"Max non voleva un vestito che servisse solo per andare al lavoro (nelle occasioni eleganti sarebbe stato troppo semplice);
e neppure un vestito da sposo (questa, a sette anni sarebbe stata davvero una cosa buffa);
e neppure un completo da sci (d'estate sarebbe stato troppo caldo);
e neppure un completo estivo (d'inverno sarebbe stato troppo freddo).
Max voleva un vestito che andasse bene tutto l'anno. Voleva un vestito che andasse bene in ogni occasione. Che non fosse troppo semplice per una festa di compleanno, e neppure poco pratico per andare in vacanza, né troppo elegante per la scuola o per riportare a casa le mucche dal pascolo. [...]
Max pensava che se avesse avuto un completo buono per tutte le stagioni e per tutte le occasioni, il droghiere e il panettiere, il macellaio e il verduraio, lo stagnaio e il fabbro ferraio, l'orafo e il fotografo, il sarto, il sindaco, le massaie, il parroco, il maestro della scuola e l'albergatore, tutti gli abitanti di Sgranalocchi insomma, vedendolo arrivare, sarebbero corsi ad affacciarsi alle rispettive porte e alle finestre:
«Ecco Massimiliano!» avrebbero mormorato con riverenza. «Ecco Massimiliano col suo meraviglioso vestito!» [2]
Un giorno arriva un pacco misterioso. Nessuno sa chi l'ha mandato nella casa Nulli, e non si sa chi fosse il destinatario. Nel pacco si trova un vestito da grandi, di color giallo zafferano. Lo prova il signor Nulli e gli sta a pennello...
La filastrocca prende subito il tono di una pubblicità che si mischia con gli strumenti poetici utilizzati dalla poetessa con grande maestria. Ma cosa cercano di offrire ai bambini che possa risultare tanto allettante? Si offrono letti speciali che porterebbero far vivere i bambini avventure ed esperienze incredibili, come il Letto-Elefante o il Letto-spaziale, riuscirebbero a fargli studiare e osservare cose interessanti, come il Letto-Ornitologico, oppure letti speciali che rispecchiano i loro desideri, come il Letto-Macchiabile, dove non si deve essere attenti a non far gocciolare le tempere o far salire gli animali, perché già di per sé questi letti sono così colorati, anche a macchie, che non se ne accorgerebbe nessuno.
Queste due storie e le filastrocche possono far esplodere il pensiero creativo dei bambini e, nello stesso tempo, sviluppare la loro affinità per il ritmo che possiamo trovare e sentire in ogni cosa della vita, e che possiamo creare anche noi nelle varie forme dell'arte e in vari aspetti della nostra vita.
Leggendole mi sono venute in mente due esperienze personali. La mia amica, che è diventata tale quando si è trasferita accanto a noi, ha una bambina, per me molto cara e che sento molto vicina a me, e che all'epoca aveva sei mesi. In realtà è stata sua figlia a creare i primi legami fra di noi. Quando tornavo in Ungheria per qualche settimana, la maggior parte delle sere le trascorrevo da loro due, giocavamo, noi due chiacchieravamo anche, poi facevamo tutto ciò che si fa in una famiglia la sera: la cena, il bagnetto alla piccola, leggere le storie prima di farla addormentare. Le ho prestato i miei libri d'infanzia che ho ancora, perché li custodisco con tanta premura. Leggendo i versi di Sylvia Plath ho sentito quel tono di voce della mia amica - che ha dieci anni più di me, quindi un certo meccanismo genitore-figlia si sente fra di noi, perciò imparo da lei più facilmente - che mi ha fatto imparare come spiegare certi concetti magari spiacevoli per i piccoli - per esempio cose che non dovrebbero fare, oppure fatti che per loro sono ancora leggermente difficili da comprendere - con una leggera ironia scherzosa, dolce e amorevole che invece di creare una discrepanza fra genitore e figlio - che un semplice classico rimprovero potrebbe creare -, rafforza il legame ancor di più. Fra le righe di Sylvia Plath sento la voce della mia amica che scherza con sua figlia sulle cose quotidiane, rendendole un'esperienza speciale, e sento anche i suoi modi sempre scherzosi e calorosi, quando gioisce insieme a lei per ogni suo successo, o punta il dito su cose semplici di ogni giorno come se fossero speciali, curiosissime. In più, insegnarle di poter vedere le cose da un punto di vista del genere ha offerto alla bambina un punto di vista molto saggio, e ha cominciato a sviluppare il suo senso dell'umorismo fin dall'inizio. Ho imparato tanto dalla mia amica, e ho portato con me tutto ciò quando mi prendevo cura delle bambine di un'altra mia amica. Sento proprio questa ironia dolce e umoristica in questi tre testi di Sylvia Plath.
Poi mi è venuta in mente mia nonna. Lei che recitava la poesia sul palco quando mio nonno l'ha vista per la prima volta. La nonna aveva una storia per bambini tutta sua, che raccontava a noi, sette cugini, quando eravamo tutti insieme, ma anche quando si trovava da sola con uno di noi. La sua favola si intitolava Animaletti bambini; titolo che mischiava intenzionalmente il mondo degli animali e quello nostro, cioè quello dei bambini, anche perché anche noi apparivamo nelle storie come piccoli animaletti. La particolarità della sua favola era che era in continua evoluzione e non esisteva una trama. Perché la trama nasceva passo per passo con le nostre richieste, anzi, eravamo i coautori della fiaba. Quando ci sedevamo intorno alla nonna, ci chiedeva: "Stasera che animali, che personaggi volete che appaiano fra gli animaletti bambini?" Fu così che un giorno, mi ricordo benissimo, per una mia richiesta, nel fiume i cuccioli hanno trovato una sirena. Quindi la nonna scriveva la storia nel momento, e ogni tanto ci chiedeva cosa accadrà, secondo noi, ai personaggi, dopo tutto ciò che era successo fino allora, poi ha incorporato le nostre idee nella fiaba in evoluzione nel momento, rendendoci in questo modo partecipi nell'evoluzione della trama. Il tono di voce di Sylvia Plath in certi tratti evocava dentro di me la voce di mia nonna, quando dava spiegazione di una certa azione di uno dei piccoli animali o dei personaggi, e anche il suo stile quando descriveva l'ambiente e le circostanze, dando anche in questo modo spiegazioni, o semplicemente per farci immaginare il contesto, l'atmosfera. Assomiglia tanto. A tratti, Folletti in cucina è come se nascesse nel momento.
Sorprendenti queste storie per bambini, perché conosciamo quanto la sensibilità profonda e raffinata della scrittrice l'abbia portata infine al suicidio. Come dice la traduttrice nella prefazione, si tratta di "due mondi antitetici: quello dell'irrimediabile dolore adulto e quello della perfetta felicità domestica, della sicurezza, dell'affetto indulgente, della protezione da ogni male." [3]
Nella prefazione possiamo leggere le parole della figlia della scrittrice, che adesso condivido con voi, come omaggio a Sylvia Plath, seguendo il probabile intento della figlia, e anche come chiusura delle mie riflessioni:
"Mia madre
Sylvia Plath, voleva scrivere. Non c'è dubbio che per lei questa fosse la cosa più importante.
Ha sperimentato stili molto diversi scrivendo saggi e racconti brevi, narrativa romantica, articoli e interviste per i giornali. Ha portato a termine e pubblicato con successo il romanzo La campana di vetro e lavorava alle sue poesie come uno scalatore che si misura con una montagna dalla cima altissima, la quale, proprio perché è così alta, richiede tanta fatica e tenacia per essere raggiunta.
Mi ha sempre stupito che, oltre tutto il lavoro letterario che ha portato a termine nella sua breve vita, abbia trovato anche il tempo di scrivere un diario dettagliato ed esauriente, pubblicato postumo.
Ma c'è di più; mia madre ha scritto anche tre storie per bambini: A letto bambini!, Max e il vestito color zafferano e Folletti in cucina, destinate a me e mio fratello, che eravamo ancora molto piccoli quando lei è morta.
Tanto che io l'ho saputo solo quando ero già adulta.
Queste tre amabili e tenere storie, adatte ai bambini più piccoli, fanno sentire il lettore al centro di un mondo felice, caldo, intimo, dove si è sempre al sicuro e dove tutto funziona per il verso giusto.
C'è qualcosa di affettuoso e di confortante nel pensiero che mia madre abbia scritto queste storie in un mondo dove la realtà poteva essere tanto diversa.
Mentre le poesie testimoniano il suo grande talento e le sue doti intellettuali, mentre il diario descrive la sua battaglia personale quotidiana, le sue speranze e le sue paure, queste tre storie mostrano un lato della sua personalità che desiderava un mondo semplice e felice, dove i problemi possono risolversi facilmente e dove ogni vicenda si conclude sempre con un lieto fine.
Frieda Hughes" [4]
Irisz Maar © agosto 2024
Revisione e correzione: Anna Cavallini